Ciò che rende la morte effettivamente misteriosa, diceva Carlo Fruttero, è che nessuno ne può parlare per esperienza diretta. “Staremo a vedere” è tutto quello che si può dire del “singolare fenomeno”. Con l’amico Lucentini sorrideva dell’idea di un Dio-salvagente, chiamato all’ultimo momento, come fosse il 118, a correre in soccorso dell’Io individuale che altrimenti annegherebbe nel gran mare del non essere. Gli risultava incomprensibile tutto questo attaccamento al nostro Io: “questo casuale e in fondo estraneo, eterogeneo miscuglio di mediocri virtù e poverissimi vizi”. Possibile venerarlo al punto di sperarlo immortale? Continua a leggere »

“Il padre degli eroi”, Emilio Salgari, è lo scrittore che per quasi un secolo ha infiammato generazioni di italiani creando centinaia di personaggi avventurosi sospinti dalla forza travolgente d’una eterna giovinezza. Ma il vero eroe è lui, il giornalista veronese appassionato di ciclismo e di scherma, pessimo scolaro e lettore onnivoro, che insegue tormentosi sogni di rivincita scrivendo romanzi d’appendice. Nominato cavaliere dalla Regina Margherita perché sa “istruire dilettando”, vive con la moglie, quattro figli e una pittoresca corte di animali in un caseggiato popolare ai piedi della collina torinese, sfiancato dai ritmi di un lavoro forsennato. Chi è davvero l’uomo che teneva ad essere chiamato capitano, sostenendo d’aver navigato tutti i mari del mondo? Da dove prendeva il favoloso repertorio di piante e animali con cui ricreava l’essenza stessa dell’esotismo? Perché i suoi personaggi sono agitati da una ossessiva sete di vendetta? Continua a leggere »
L’ha trovato Luigia Quirico, la lavandaia, mentre attraversava il bosco del Lauro in cerca di legna, che erano già le sei. Prima ha visto la giacca ripiegata per bene, la paglietta e il bastone da passeggio posati sull’erba appena spuntata. Le è sembrato di aver sorpreso un gitante addormentato, stava per scusarsi. Dopo tutto se uno arriva fin lí è perché vuole stare tranquillo. Invece c’è sempre qualche sfaccendato che si diverte a girare per il bosco e disturba.
L’uomo stava appoggiato sul fianco sinistro, offrendosi per intero alla vista di chi arrivava da sotto. A lei le viscere non facevano impressione perché aveva lavorato in macelleria, fin da bambina era abituata con i vitelli, gli agnelli e i capretti. Ma l’uomo aveva gli intestini di fuori, srotolati, a Luigia sembrava che ancora si muovessero, assestandosi per seguire l’andamento del terreno. Continua a leggere »