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Il mio amico Napoleone
Esce nella prima traduzione italiana completa il memoriale di Betsy Balcombe, la ragazza inglese che a Sant'Elena trattava l'Imperatore come un compagno di giochi
  1. Il libro
  2. Scene della vita a Sant'Elena . Qualche pagina dell'introduzione di Ernesto Ferrero
  3. Hanno scritto del libro
Il libro

Nel 1817 prende a circolare sui giornali di mezza Europa un ghiotto pettegolezzo: a Sant’Elena, ove gli Inglesi lo hanno deportato, sottoponendolo a un controllo sempre più maniacale, Napoleone si è innamorato di una quattordicenne inglese di nome Betsy, molto graziosa e “apprezzata per lo spirito indipendente e la foga del carattere”. Più tardi, i vari “evangelisti” che documentano ogni minimo evento della prigionia sull’isola maledetta, si limiteranno a dare pochi e generici cenni della vicenda, che prende avvio proprio all’indomani dell’arrivo di quello che gli Inglesi si ostinano a chiamare “il generale Buonaparte”, non riconoscendogli altri titoli.

Mentre attende che i suoi carcerieri sistemino la stalla destinata ad accoglierlo sull’altopiano di Longwood, battuto dal vento e bruciato dal sole, ha scoperto in una valletta amena quella che è la residenza del sovrintendente della Compagnia delle Indie, William Balcombe. Si chiama “I Briars”, “le rose canine”, ed è circondata da un giardino di delizie e da rigogliosi frutteti. Lì Napoleone sarà ospite per due mesi, ma sin dalla prima sera tra l’imperatore e la distinta famiglia degli ex-nemici scoppia una grande simpatia.

“Boney”, lo spauracchio che le balie inglesi agitavano per far star buoni i bambini cattivi, è tutto il contrario del mostro sanguinario dipinto dalla propaganda: è un uomo incantevole, un conversatore amabilissimo, un dispensatore di regali sontuosi e dolci sopraffini preparati dal suo pasticciere.

I più entusiasti sono i quattro piccoli Balcombe che giocano con lui sul prato davanti a casa, e in particolare Betsy, che non prova alcun timore reverenziale e anzi prende immediatamente a trattarlo come un compagno di giochi: ne sollecita l’attenzione con un’inconscia strategia di seduzione, ma non gli risparmia battute feroci, piccole provocazioni, scherzi un po’ pesanti, per la costernazione dei genitori e della piccola corte francese, stupefatta dalla regressione all’infanzia cui l’imperatore sembra abbandonarsi con piacere.

Sin dagli esordi, il cinema si è impossessato della singolare liaison, trasformando l’irruente fanciulla inglese nella “piccola fidanzata dell’Imperatore”, il suo ultimo amore. Ma che cosa è davvero successo ai Briars? Solo nel 1842 Betsy Balcombe, sposata nel frattempo a un certo signor Abell e finita in Australia, pubblicherà il libro di memorie che ha dato un contributo notevole alla costruzione della leggenda di Sant’Elena e esce ora per la prima volta in italiano nella sua interezza. La grande storia che si è conclusa a Waterloo resta sempre tormentosamente viva sullo sfondo, ma come nelle immagini un po’ ingenue di un album famigliare, Betsy racconta il “suo” Napoleone, visto da vicino in una dimensione privata e quotidiana, circondato da generali gelosi l’uno dell’altro, da dame litigiose e servitori fedelissimi, consapevoli di recitare un dramma che viene seguito di lontano con morbosa curiosità e partecipazione commossa.

Ernesto Ferrero inquadra il memoriale di Betsy in un suggestivo racconto-saggio, che mette a fuoco personaggi e ambienti dell’ultimo e più sorprendente capitolo dell’avventura napoleonica. La traduzione di Paola Mazzarelli conserva sapientemente l'aroma ottocentesco del testo originale.

 

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